Associazione San Matteo

La chiesa

Lungo la mulattiera che dal torrente Steria conduce a Pairola, al bivio con quella che introduceva nella tenuta dei “Pissarello”, si trova la cappella intitolata a San Matteo che, per il suo stato di conservazione ed il contesto in cui si inserisce, costituisce uno tra gli esempi più belli di edifici religiosi minori dell’intera valle.

chies sud ovest

L’ingresso principale è valorizzato da due stipiti in ardesia con decorazione geometrica, collegati da un architrave a rilievo che reca l’iscrizione:

1603 ∙A∙ DIE ∙3 A(due figure in rilievo) PRILE∙

La data si riferisce verosimilmente all’ultimazione dei lavori, fatto che pone la costruzione della cappella, o almeno quella del suo nucleo originario, alla fine del XVI secolo. Al momento non siamo in grado di dire se l’edificio sia stato costruito ex novo o abbia ampliato o sostituito una costruzione preesistente, così come non è del tutto chiaro se la sacrestia ed il loggiato siano coevi o posteriori rispetto al corpo centrale del fabbricato. Delle cappelle site nelle vicinanze, quella che dal punto di vista strutturale più si avvicina a San Matteo è San Simone, caratterizzata anch’essa da una piccola sagrestia laterale e dal loggiato anteriore (ma con alcune differenze abbastanza evidenti, ad esempio la foggia del campanile). Gli altri oratori, invece, pur appartenendo alla medesima tipologia di costruzione, per certi aspetti sono piuttosto diversi. San Simone, San Rocco e Sant’Antonino mostrano un discreto stato di conservazione (nonostante evidenzino tracce di più o meno maldestri interventi di tamponamento moderni), San Biagio invece versa in un triste stato di abbandono e San Martino, sito nel borgo Tre Molini, è quasi completamente distrutto: il tetto è crollato e, benché di recente liberato dai rovi e dalla vegetazione che lo invadevano, quel che resta dell’oratorio è a tutt’oggi pericolante ed occupato da detriti. Come quella di San Biagio, anche la cappella di San Martino reca chiari segni dell’azione di delinquenti che nel tempo hanno sottratto qualunque cosa fosse asportabile, assommando così ulteriori danneggiamenti a quelli già prodotti dal passare del tempo e dall’incuria. L’oratorio di San Matteo è di piccole dimensioni ed è caratterizzato da una struttura architettonica piuttosto semplice: presenta infatti un’unica navata orientata ovest-est, culminante in un abside poligonale decorato a stucchi di linea barocca. La navata è coperta da una volta a botte lunulata, con tre piccole finestre rettangolari disposte simmetricamente lungo il lato maggiore: aperte verso mare, cieche verso monte. Nell’abside sono state ricavate tre nicchie: quella centrale, maggiore, ospita l’antica statua in legno di fico di San Matteo, risalente agli inizi del secolo XVII e restaurata nel 1991; quelle laterali, minori, ospitavano simulacri oggi non conservati. Immediatamente al di sotto della nicchia maggiore si trova il tabernacolo e quindi, in muratura, l’altare a sarcofago, sopraelevato rispetto al piccolo presbiterio (a sua volta più alto di un gradino rispetto al livello pavimentale della chiesa), che ai suoi lati presenta due banchi lignei semicircolari. In corrispondenza del presbiterio una lesena individua l’inizio dell’abside; a ridosso di essa si aprono due porte: una, orientata a valle, conduce alla piccola sagrestia che custodiva paramenti liturgici ed oggetti di culto in parte trafugati da balordi negli anni Ottanta; l’altra, verso monte, immette sulla mulattiera e costituisce l’ingresso secondario della cappella. L’interno dell’oratorio, completamente intonacato ed imbiancato, è stato restaurato negli anni Ottanta; l’esterno, anch’esso intonacato e tinteggiato, mostra i segni del tempo, ma nel complesso non versa in condizioni critiche. Sia la chiesa sia la sagrestia conservano la pavimentazione originale: la prima in ardesia, la seconda in cotto. Il loggiato è coperto da una volta a crociera di color azzurro e la parete esterna del sostegno che insiste sulla mulattiera risulta piuttosto rozzamente ristretta verso la base (probabilmente al fine di permettere un più agevole transito da parte dei carri) provocando così una lieve asimmetria nelle linee caratterizzanti il fronte della cappella. La facciata presenta nella parte bassa due piccole finestre poste simmetricamente rispetto all’ingresso, e nella parte alta, centrata, una lunetta semicircolare che ad oggi non sembra recar traccia di decorazioni. Esternamente, nell’area absidale -una verso nord e l’altra verso est- sono altre due lunette a loro volta prive di evidenti tracce decorative. In corrispondenza dell’intersezione tra la parete est della sagrestia ed il corpo centrale della chiesa si eleva un campanile a vela di modeste dimensioni che ospita una piccola campana. Il tetto della cappella è stato completamente rifatto a cura dell’associazione, a fine anni Settanta. Non sappiamo se il sagrato originariamente fosse in acciottolato (come a San Simone), tuttavia sembra chiaro che fosse danneggiato dal momento che nel 1928 è stato ricoperto, come attesta un’iscrizione incisa all’epoca sul cemento fresco. All’interno della chiesa si trova anche una statua moderna (acquistata nel 2007), di dimensioni e peso inferiori rispetto all’altra e quindi più adatta ad essere condotta in processione. Le indicazioni cronologiche incise sull’architrave sono interrotte da due figure a rilievo: l’una rappresenta Matteo nell’atto di scrivere il vangelo, l’altra simboleggia l’angelo che lo ispira, guidandogli la mano. Il libro nella sinistra dell’evangelista reca l’iscrizione:

LBR GE

IESV X