Associazione San Matteo

Storia

L’associazione San Matteo nasce a San Bartolomeo al Mare tra le borgate “Richieri”, “Freschi” e “Molino del Fico”1 nel 1957, anno nel quale fu organizzata la prima festa. Degli otto soci fondatori e primi membri del direttivo del comitato, oggi continua ad essere attivo nell’organizzazione soltanto Giacinto Ardoino.

Nella Valle Steria, quella di San Matteo è l’unica festa patronale accompagnata dalla tradizionale sagra ad essere sopravvissuta fino ad oggi. Il luogo nel quale si svolsero i primi festeggiamenti si trova di fronte alla borgata “Freschi”, circa cento metri a monte rispetto al luogo nel quale si balla oggi e dall’altro lato della strada. Nei primi anni Sessanta, tuttavia, il luogo nel quale si organizzava la festa fu trasferito più a valle, di fronte alla borgata “Richieri”, all’interno dell’area nella quale si fa festa ancora oggi (allora però essa era assai meno estesa di quanto sia attualmente: la base in cemento che ancora si vede di fronte alla pesca di beneficenza è ciò che resta del pavimento del vecchio bar, che delimitava a nord il luogo atto ad accogliere i festeggiamenti).

Negli anni Ottanta e Novanta la superficie dedicata alla sagra ed al ballo venne gradualmente ampliata attraverso una serie di interventi distinti fino a raggiungere le dimensioni odierne. Dal 1957 ai primi anni Novanta (a partire dal 1990 un libretto presenta la festa e sintetizza, anno per anno, l’attività dell’associazione) il comitato San Matteo ha organizzato numerose manifestazioni sportive (podismo, ciclismo, bocce, pallavolo…) in concomitanza con i festeggiamenti, ha progressivamente ampliato e migliorato i luoghi atti ad accogliere la sagra e, sopratutto, ha promosso e finanziato il rifacimento del tetto della cappella, il recupero dei suoi interni ed il restauro della statua del Santo, risalente agli inizi del secolo XVII. Nel 2014 sono stati infine restaurati gli esterni della cappella.

Il comitato ha altresì posto rimedio ad un episodio particolarmente riprovevole: i danneggiamenti che un furto abietto, senz’altro opera di vili e scellerati delinquenti, ha prodotto negli anni Ottanta a diverse parti della cappella.

Il successo ottenuto dalle gare di pétanque, da sempre contestuali alla ricorrenza, unitamente alla passione di Natale Ardoino, ha condotto nell’ottobre del 2000, attraverso l’affiliazione al C.O.N.I, alla nascita della “Società Bocciofila San Matteo”, che nel 2005 è divenuta “ASD San Matteo”. Si è trattato di un periodo cruciale per il gruppo di San Matteo, caratterizzato da un successo in ambito sportivo del tutto inaspettato, ma anche dall’intervento di una serie di nuove norme di ordine fiscale e burocratico che mettevano seriamente a rischio l’organizzazione della festa.

La concomitanza stessa di questi due aspetti ha condotto alla “svolta sportiva” dell’associazione e quindi alla nascita dell'”ASD” San Matteo. D’altra parte il rilievo sociale della nuova attività era emerso in maniera crescente già dal 2001, da quando cioè i cancelli del “ballo” hanno iniziato ad aprirsi tutti i venerdì sera da primavera fino ad autunno inoltrato, dando accesso a quello che è divenuto ben presto un frequentato luogo di incontro nel quale praticare la pétanque o più semplicemente raccogliersi in compagnia.

L’appuntamento del venerdì ha restituito al borgo una vita sociale e, fatto di grande rilievo, a questa rivitalizzazione hanno partecipato e partecipano attivamente numerosi ragazzi.

All’ampliamento della funzione sociale degli spazi adibiti ai festeggiamenti contribuisce anche la possibilità che viene offerta ai bambini che lo desiderano, di organizzare le loro feste di compleanno negli spazi di San Matteo. Nel 2007, in occasione dei cinquant’anni della festa, è stato inaugurato, accanto a quelli folcloristico e sportivo, un settore culturale che confidiamo riesca a svilupparsi e ad integrarsi con gli altri, rendendo il periodo della festa e l’attività dell’associazione ancora più gradevoli.

1 In realtà la località dovrebbe chiamarsi “Molini del Fico” (cfr i toponimi “Molini di Triora”, “Molini di Prelà” etc…), se è vera la sua individuazione nella Villa Molendinorum attestata in un documento del 1353 (cfr. Fedozzi 1988: 128). Lo scambio di numero è verosimilmente legato alla forma dialettale muin, che indica tanto il singolare “molino” quanto il plurale “molini”.